Poiché per la violenza non c’è mai altra causa se non la credenza universale in una causa altra (René Girard)
si elimina la violenza dalla mitologia, e dal momento che il mondo stesso è lo spazio mitologico dell’uomo contemporaneo, si elimina la violenza dal mondo
In ogni caso, operazione chirurgica o semiurgica, segno o organo, si tratta di protesi e, oggi che il destino del corpo è quello di diventare protesi, è logico che il modello della sessualità diventi la transessualità e che questa divenga dovunque il luogo della seduzione.
Jean Baudrillard
Baldr è il migliore di tutti gli dèi, privo di ogni difetto, ricco di ogni virtù e incapace di violenza. Certi sogni inquietanti lo avvertono che su di lui pesa una minaccia di morte. Confida la sua angoscia agli Asi, suoi compagni, che decidono di «chiedere per Baldr salvaguardia contro ogni pericolo». Per ottenere questo risultato, Frigg, sua madre, «fa giurare a tutti gli esseri animati ed inanimati - fuoco, acqua, metalli, pietre, terra, legno, malattie, quadrupedi, uccelli, serpenti […] - di non fargli del male. Così protetto, Baldr si diverte con gli Asi, sulla pubblica piazza, in un gioco stupefacente. Gli scagliano addosso dei proiettili, gli vibrano colpi di spada: nulla lo ferisce».
Il riassunto che ho appena citato è di Georges Dumézil in “Mythe et épopée”. Nessuno può stupirsi se l’eminente esegeta definisce stupefacente questo gioco al quale si abbandonano gli Asi. Egli utilizza per lo stesso gioco divino altri due epiteti, «spettacolare» e «truccato». Suscita quindi la nostra curiosità, ma non fa niente per soddisfarla. Che cosa può provocare il nostro stupore di fronte a un simile spettacolo in un mito? Si tratta di una scena eccezionale o al contrario di una scena del tutto consueta, del tutto banale, ma provvista di un significato inconsueto? In effetti il gioco sembra truccato, ma non oseremmo definirlo tale se non lasciasse trasparire qualcos’altro all’infuori di se stesso, un’altra scena che in genere non è affatto dissimulata, e che è necessariamente ben conosciuta da tutti i mitologi, anche se non la documentano e non la nominano mai, perlomeno in maniera diretta. Facendo intendere che il gioco degli Asi è truccato, senza però spiegare quel che ha in mente, possiamo dire che Dumézil parla anche lui di questa scena sia pure in modo indiretto. Si tratta, naturalmente, dell’assassinio collettivo. Se Baldr non fosse invulnerabile, ovviamente non sopravviverebbe al trattamento che gli infliggono gli Asi; si verificherebbe l’evento che il dio teme e che tutti gli Asi temono con lui. Baldr morirebbe, vittima come tante altre divinità di un assassinio collettivo. Il mito di Baldr non si distinguerebbe, così, in nulla dagli innumerevoli miti in cui il dramma centrale consiste nell’assassinio collettivo. Lungi dal dire qualcosa di veramente originale e inatteso, lo spettacolo di questo mito ci stupisce, il suo gioco ci sembra truccato perché esso è in tutto e per tutto simile alla rappresentazione più consueta e risaputa di tutte le mitologie, l’assassinio collettivo. La convenzione di un Baldr invulnerabile ha semplicemente trasformato la rappresentazione dell’assassinio in un gioco inoffensivo.
Si tratta forse di una semplice coincidenza, di una somiglianza fortuita? Il seguito ci dimostra che non è così. Per capire che questo mito conserva di necessità rapporti molto stretti con i miti caratterizzati “da un assassinio collettivo”, bisogna arrivare sino alla fine: vedremo così che il gioco degli Asi, in teoria inoffensivo, avrà le stesse conseguenze che avrebbe qualora si svolgesse “sul serio”. Baldr cade, colpito a morte da uno di questi dèi che, secondo le apparenze, si comportano come se avessero l’intenzione di ucciderlo, mentre il mito pretende che non è affatto vero per ragioni che forse non è impossibile cogliere.
Che cosa è successo, dunque? Per saperlo, proseguiremo la nostra lettura di “Mythe et épopée”. C’è un dio, o piuttosto un demone, Loki (il “trickster” o «briccone» della mitologia scandinava), che non partecipa al gioco truccato e cerca anzi di disturbarlo. Fedele alle sue fonti, Dumézil scrive: «Quello spettacolo dispiacque a Loki». In tutti gli spettatori il linciaggio simulato di Baldr suscita forti reazioni, in Loki il dispiacere, in Dumézil lo stupor e. Ed è colpa di Loki naturalmente, è sempre colpa di Loki se il linciaggio simulato di Baldr, il gioco infantile di questi eccellenti Asi conduce in fin dei con ti alle stesse conseguenze di un vero e proprio linciaggio. «Il “trickster” scandinavo […] si traveste da donna e va a chiedere a Frigg se il giuramento universale di non fare alcun male a Baldr non ammetta per caso un’eccezione. E viene a sapere da Frigg che un giovane germoglio chiamato “mistilteinn” (germoglio di vischio) le era sembrato così giovane che non gli aveva chiesto di prestar giuramento. Loki si impossessa del germoglio e, tornato al “thing” [il luogo sacro ove si svolge il linciaggio], lo consegna al fratello cieco di Baldr Hödhr, che fino allora si era astenuto dal colpire il fratello perché non era in grado di vederlo; ma Loki guida la sua mano verso la vittima che muore assassinata da un semplice germoglio di vischio».
La perfidia di Loki, dunque, annulla l’effetto delle misure prese dagli dèi per «proteggere» Baldr da ogni violenza. Perché questo mito imbocca una strad a così bizzarra e inconsueta per giungere allo stesso risultato o quasi, di mille altri miti, ovvero alla morte violenta di un dio colpito da altri dèi, tutti suoi compagni coalizzati contro di lui? Poiché si tratta di un risultato assai comune, perché non usare la strada più comune per raggiungerlo? L’unica risposta a mio parere verosimile e persino concepibile è che la versione del mito da noi analizzata “non è la versione primaria”. Bisogna probabilmente innestarla su versioni più antiche che vedevano in Baldr la vittima dell’assassinio collettivo più banale, più ‘classico’ che vi sia. Essa è dovuta probabilmente a gente che non tollerava più la rappresentazione tradizionale di questo assassinio perché faceva di tutti gli dèi, a eccezione della vittima, degli autentici criminali. Il pantheon originario non si differenzia da una volgare banda di assassini, e i fedeli, in un certo senso, non ne vogliono più sapere: ma non ne hanno altri e, per mille altre ragioni, ci tengono, sono anzi appassionatamente legati alle loro rappresentazioni religiose. Vogliono conservare queste rappresentazioni e al tempo stesso disfarsene, o piuttosto sconvolgerle da capo a fondo, perché vogliono eliminare lo stereotipo essenziale della persecuzione, l’assassinio collettivo. Il tentativo di conciliare questi due imperativi sfocia così in miti come quello di Baldr, costruiti in maniera assai curiosa. La soluzione sta nell’affermare che gli antenati hanno ben visto quel che c’era da vedere nell’epifania primordiale, ma “l’hanno interpretato male”. Ingenui e barbari com’erano, non hanno colto la sottigliezza di ciò che era accaduto. Hanno creduto che si trattasse di un assassinio collettivo. Sono cascati nella trappola tesa loro dal demoniaco Loki, unico vero assassino e per giunta ingannatore. Loki diventa l’unico ricettacolo della violenza che prima era ripartita in ugual misura tra tutti i partecipanti al linciaggio e che diventa francamente perversa se si concentra in un solo individuo. La reputazione del solo Loki, insomma, è sacrificata alla riabilitazione di tutti gli altri dèi. La scelta di Loki ha in sé qualcosa di paradossale se è vero, come a me sembra, che Loki è l’unico tra tutti gli dèi a non partecipare al linciaggio nella scena originaria.
René Girard
finally got the skinny on how we become an official jedi twosome. short version? not happening.
il nudo è la posa presso cui si distende il mondo, la prigione, la casa
andare via, e cioè compiere il crimine, richiede che io mi rivesta, come quando è inverno e gela, e ora è inverno, e gela
